Nel corso degli anni sono andata in giro per Roma accompagnata, talvolta, dagli angeli : passeggiate – ne sono cosciente – che non erano solo frutto del caso, ma anche dell’ispirazione. Di questa città dove vivo da una quarantina di anni, ho percorso i luoghi per me più suggestivi – le rive del Tevere, i giardini – inseguendo quel tipo di bellezza cui si è più sensibili.

Il Tevere scorre sotto casa, compagno delle mie uscite, mi guarda, lo guardo, e rimango sedotta dai mille riflessi del suo sguardo. E’ un artista. Le sue acque reinventano la città, la trasformano di ora in ora. Ecco che le cose perdono consistenza, volume, forma. Il fiume ignora la pietra, il marmo, la materia, ed è allora una nuova fusione, un nuovo spazio per le architetture, non create dalla mano dell’uomo, ma scaturite dalla sabbia e dall’oro della luce rifratta. E’ quanto accade per i riflessi del mausoleo di Adriano, gli angeli del Bernini, la cupola di san Pietro, intravista, un giorno, che navigava sull’acqua. Tanti anni fa, percorrendo i giardini di villa Medici, scoprii la fontana di Niobe, quel famoso quadrato dei Niobidi creato da Balthus partendo da un calco antico. Ma il giardino che più mi è caro è l’Orto botanico. Mi piace errarvi in tutte le stagioni, lasciarmi cogliere dai primi segnali primaverili o dalle variazioni cromatiche dell’autunno.